L’incidenza delle sindromi demenziali strettamente correlata all’ aumento dell’età e secondo alcune indagini epidemiologiche i quadri demenziali conclamati, cioè giunti all’ osservazione del medico, colpiscono il 2,3% dei soggetti fra i 65 ed i 69 anni, passano al 2,8% nell’intervallo 70-74 anni, ed al 5,5% nell’intervallo 75-80 anni d’età, per raggiungere il 22% oltre gli 80 anni. In pratica, quindi, un’ultraottantenne su cinque sarebbe demente.

Alla luce di questi dati risulta evidente la necessità di una progettazione e gestione dei servizi supportata da un'alta professionalità e da una forte interdisciplinarità.

Numerosi studi testimoniano che la progettazione e la gestione adeguata degli ambienti per le persone affette da demenza di vita riduce drasticamente i problemi del comportamento quali l’agitazione, l’aggressività, il girovagare e rallenta il declino delle capacità funzionali, promuovendo così il benessere della persona e diventando così elemento “terapeutico”. Obiettivo principale della cura diviene allora non più la guarigione bensì la promozione del benessere della persona e il contenimento dello stress di chi del malato si occupa.

Un sistema di cura protesico diventa elemento fondamentale nel raggiungimento di tale obiettivo di cura, poiché è pensato e finalizzato a supportare piuttosto che cimentare la persona con demenza, a comprendere la peculiarità e la complessità della disabilità determinata dalla malattia e al tempo stesso a cogliere e a valorizzare le competenze residue, così come le preferenze e i desideri del malato. La centralità del malato e la ricerca e salvaguardia della sua continuità esistenziale ne costituiscono gli elementi fondanti.

Gentlecare, ideato e promosso da Moyra Jones, è un sistema di cura protesico, che media le conoscenze tecniche attraverso la capacità di rapporto, che comprende e accompagna, senza imporre nulla e che insegna agli operatori che si prendono cura, a porre attenzione ai misteri della mente, anche quando questa sembra coperta da una coltre di silenzio perché ancora in grado di creare legami significativi, ancor di più Gentlecare insegna ad indagare il passato della persona non tanto per un rispetto formale verso le regole della medicina, quanto per cogliere “il filo rosso della vita” pur se mutato, perché la sua rottura significa morte dell’individuo.

Il metodo Gentlecare è un rivoluzionario approccio alla cura e all’assistenza della persona malata di demenza, che si sviluppa a partire dalla comprensione profonda della malattia e del tipo di disabilità che provoca, per poi cogliere e valorizzare le capacità residue del malato, la sua storia e i suoi desideri nell’intento di perseguire il suo benessere con un sistema in grado di sostenerlo.

GC è un programma completo volto a formare i caregiver professionali e familiari e a promuovere in essi un orientamento di cura che, piuttosto che concentrarsi sul comportamento della persona colpita, li incoraggia ad un adattamento dell’ambiente fisico e sociale in cui la persona deve operare. Ciò comporta un cambiamento significativo nel modo in cui normalmente si pensa e si agisce nell’assistenza alla persona affetta da demenza. La quotidianità viene riempita di attività estremamente significative per la persona malata, le cui attività vengono improntate sui ruoli e sulle attitudini che hanno ne caratterizzato la vita, verificando che la persona, in parte, possa svolgerle effettivamente traendone tranquillità ed utilità nella gestione del tempo quotidiano ritmato dalla demenza.

Spazio, Persone, Programmi sono i tre elementi della protesi di cura che viene progettata dall’équipe multiprofessionale che applica Gentlecare per ogni persona affetta da demenze. Il metodo inoltre sottende anche agli aspetti organizzativi del servizio. Il personale ad esempio, che rappresenta il principale agente terapeutico, va selezionato con modalità che permettano di valutare la presenza di caratteristiche Gentlecare come la flessibilità, il senso dell’umorismo, la capacità di osservare, l’uso di un linguaggio chiaro e obiettivo, esperienze di vita positive con gli anziani, la capacità di risoluzione creativa di problemi.

Il personale oss inoltre viene formato oltre che a riconoscere e gestire gli stati che anticipano per esempio una crisi agitativa anche a somministrare la bambola terapeutica e la musica in cuffia.